firmatoB — Intervista

Davide Fiz

Ogni anno percorre a piedi circa 2500 chilometri. Zaino in spalla, la mattina cammina e il pomeriggio lavora come nomade digitale. Genovese di nascita e toscano d’adozione, Davide Fiz è un sales manager e founder di Smart Walking. Negli anni ha attraversato numerosi cammini in Europa, ma da quattro ha scelto di concentrarsi sull’Italia, che lui preferisce definire «le Italie» – al plurale – per la quantità di culture, dialetti e identità che convivono nello stesso Paese. Lo incontro durante una tappa della Via Francigena, in Piemonte, in una finestra di 24 ore dentro il suo viaggio continuo. Ed è così, tra un passo e l’altro, che la conversazione prende forma con una domanda: «Se posso lavorare da ovunque, perché devo restare chiuso in casa e viaggiare solo in certi periodi dell’anno?».

Non è solo una scelta di viaggio, ma una riorganizzazione completa della sua vita. Il progetto Smart Walking nasce in un momento preciso, che lui stesso collega alla fine di una relazione e a un bisogno di ripartire da zero. Da quel momento le giornate si dividono in modo netto: la mattina cammino, il pomeriggio lavoro. «La sensazione di solitudine a volte è meravigliosa perché ti riconnette alla natura. Ti dirò di più, mi sono sentito molto più solo in certi anni vivendo in città, tra migliaia di persone, in mezzo al cemento. Lì sei circondato da gente, ma spesso sei comunque solo». E il cammino, per lui, diventa qualcosa di più profondo di una semplice attività fisica. Lo descrive come un processo di pulizia, «un po’ come il cullare di una mamma con un bambino che piange». Perché il cammino, dice, ti riporta all’essenziale. Ti costringe a stare nel presente, nei territori, nei dettagli. «Si parla tanto di intelligenza artificiale, di futuro, di cose sempre più lontane da noi. Il cammino invece ti riporta all’origine dell’uomo.»

Negli ultimi anni il fenomeno dei cammini è cambiato. Non è più solo un’esperienza individuale o turistica, ma anche uno strumento di rigenerazione dei territori. «Quando arrivi a fine tappa incontri sempre persone del posto che hanno molta più voglia di parlare rispetto a chi vive in città. Il cammino oggi è anche un discorso di marketing territoriale, ma fatto bene, sostenibile, con un impatto basso». Non si tratta solo di attraversare la natura, ma di attraversare anche le comunità. I paesi, le persone, le economie locali. La sua quotidianità, però, resta molto concreta. «Circa 2500 chilometri l’anno, camminando per 4 o 5 ore al giorno, da marzo a ottobre. Non tutto l’anno, non sempre». E tutto questo sta dentro uno zaino. «Ho due mutande, due paia di calzini, due maglie, una felpa, un k-way, un poncho per la pioggia, il cellulare con il caricatore, un piccolo beauty, un cappello di lana e un paio di scarpe.» Poi si ferma, sorride. «Forse ho anche la crema solare… ma la uso poco, purtroppo».

Quando si parla del Bel Paese il discorso si allarga. «Io sono sempre stato esterofilo nei viaggi. Ho viaggiato tantissimo all’estero e poco in Italia. Poi però ho iniziato a girarla davvero e ho capito che è un mosaico di culture diverse, tradizioni diverse, a volte anche lingue diverse». In questo momento Davide sta attraversando la Via Francigena. Un cammino storico che, nella sua versione completa, partirebbe da Canterbury. Lui però ha scelto una versione diversa: è partito dall’Italia, con una tappa anche in Svizzera, e ha come obiettivo Roma entro fine giugno e poi Santa Maria di Leuca a ottobre. «Le tappe teoriche sarebbero 45, ma io probabilmente ne farò 70 o 80 perché devo lavorare al pomeriggio». Non c’è rigidità, non c’è schema fisso. Solo un percorso che si adatta alla vita reale. «Parto sempre con zero aspettative. Mi lascio incontrare dalle cose.»

Quando gli chiedi quali siano i cammini più belli, si ferma. Non ama le classifiche. «Ogni cammino ha qualcosa di unico. Però posso dirti quelli che mi hanno colpito di più». Il Cammino di San Nilo, nel Cilento, lo descrive come selvaggio e poco conosciuto. Poi cita il Cammino del Santuario del Mare, un anello che parte e arriva a Genova, attraversando entroterra e costa. «È forse il più vario d’Italia. Passi dal trekking urbano all’Appennino, poi all’Alta Via dei Monti Liguri e ti ritrovi con il mare davanti. È come vedere mondi diversi nello stesso giorno». E infine il Cammino dell’Unione. «Mi piace per il significato. I cammini funzionano solo se funzionano tutti. Se un pezzo salta, salta tutto». Poi si ferma un attimo e chiude con una frase che sembra quasi fuori contesto, ma in realtà riassume tutto: «Da genovese ti direi… dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori».