firmatoB — Intervista

Valerio Minato

Può una foto cambiare la vita di una persona? Sì. Nel mio caso, sì». Parte da qui il racconto di Valerio Minato, il fotografo torinese che negli ultimi anni ha conquistato il pubblico internazionale grazie ai suoi spettacolari allineamenti astronomici e a immagini capaci di trasformare Torino in qualcosa di quasi irreale. Ma dietro ogni scatto non c’è magia, né intelligenza artificiale: c’è studio, attesa, ossessione per i dettagli e una profonda conoscenza del territorio. «Doveva essere un hobby, poi è diventata il mio linguaggio». Minato racconta di essersi avvicinato alla fotografia quasi per caso, convinto inizialmente che sarebbe stata soltanto una delle tante passioni coltivate nel tempo. Poi, però, qualcosa è cambiato. «Si è accesa una fiammella che è diventata un fuoco», spiega. «Mi sono reso conto che era un campo in cui potevo davvero esprimermi. Forse è stata la prima volta nella mia vita in cui ho trovato un mezzo espressivo così potente».

Dallo street photography alle immagini urbane di Torino, il suo percorso si è evoluto gradualmente verso la fotografia paesaggistica. Camminare per la città, esplorarla in ogni stagione e a ogni ora del giorno, è diventato parte integrante del suo processo creativo. «Quelle passeggiate mi hanno permesso di conoscere davvero Torino», racconta. Le fotografie di Minato non nascono mai per caso. Dietro ogni immagine si nasconde un lavoro di pianificazione estremamente preciso. «Quando scopri uno spot non significa che in quel momento riuscirai a fare la foto perfetta», spiega. «Dipende dalla luce, dalla stagione, dall’alba o dal tramonto, dalle condizioni meteorologiche». Per questo il fotografo costruisce un vero e proprio archivio mentale delle location: studia la composizione, analizza il territorio e sceglie accuratamente il punto della collina da cui riuscire a far coincidere tutti gli elementi della scena. Una ricerca quasi scientifica, dove città, cielo e fenomeni astronomici devono combaciare alla perfezione.

Tra tutti gli elementi che popolano le sue fotografie, la luna occupa un posto speciale. «Ho maturato fin dall’inizio un fascino particolare per lei. È stata il mio primo amore», racconta. Da lì è iniziata una lunga ricerca sugli allineamenti astronomici: luna, sole, meteore e comete inseriti all’interno di scenari urbani e monumenti iconici del territorio piemontese. Un lavoro di precisione che unisce tecnica fotografica, astronomia e conoscenza del paesaggio. Nel Natale del 2023 una delle sue fotografie viene selezionata dalla NASA come Astronomy Picture of the Day. Un riconoscimento che cambia radicalmente la sua vita e la sua carriera. Dietro quell’immagine, però, ci sono sei anni di preparazione. «È una delle foto a cui sono stato dietro più tempo», racconta Minato. «L’ho progettata mentalmente nel 2017 e in sei anni ho fatto soltanto cinque tentativi». Quando finalmente realizza lo scatto, capisce subito di aver catturato qualcosa di speciale. Ma non immagina minimamente quello che sarebbe successo dopo: la fotografia diventa virale, rimbalza sui media internazionali e il suo nome finisce improvvisamente sotto i riflettori. «Prima non è che non mi conoscesse nessuno, ma sicuramente non ero così esposto», spiega. «All’improvviso tutti volevano intervistarmi».

Una notorietà improvvisa che inizialmente porta anche un po’ di pressione. «Mi dicevo: adesso devo fare per forza cose incredibili». Ma quella sensazione dura poco. «Poi ho capito che dovevo semplicemente continuare a lavorare come ho sempre fatto». Le immagini di Minato, proprio per la loro spettacolarità, sono spesso accompagnate da accuse di manipolazione digitale o utilizzo dell’intelligenza artificiale. Una critica che il fotografo conosce molto bene.

«Quando fai qualcosa di molto particolare o un’inquadratura che nessuno ha mai visto prima, è normale che ci sia stupore», dice. «In parte l’incredulità è quasi un premio all’originalità del mio lavoro». Esiste però una differenza sostanziale tra chi manifesta curiosità e chi, invece, decide a priori che uno scatto sia falso. «C’è chi mi chiede come ho realizzato una fotografia, e lì nasce uno scambio bellissimo. Poi c’è chi commenta semplicemente: ‘È finta’. E quello fa più arrabbiare». All’inizio Minato cercava di rispondere a tutti, tentando di dimostrare la veridicità del proprio lavoro. Con il tempo, però, ha cambiato approccio. «Ho capito che non aveva senso cercare di convincere chi aveva già deciso che la foto fosse falsa. Io so come lavoro, so come realizzo le mie immagini. Fa parte del gioco: se ti prendi gli applausi, devi accettare anche il resto».